Gli artisti dovrebbero essere sostenuti economicamente dagli enti pubblici?

Alcune considerazioni sul crowdfunding

Questo progetto ha ottenuto un certo tam-tam mediatico soprattutto al momento del suo lancio in maggio. Di che cosa si tratta?

PASTI d’ARTISTA è un progetto pilota che si svolge nella città di Torino. Si concretizza nel fornire buoni pasto gratuiti per artisti visivi da utilizzare all’interno di attività commerciali di ristorazione del territorio torinese.

E’ previsto anche un bando di concorso gratuito riservato a tutti gli artisti visivi con età superiore a 35 anni e un reddito inferiore o uguale ad un determinato importo.

Elemosina per l’arte torinese?

Durante un profiquo laboratorio dedicato alle tecniche per la raccolta fondi organizzato dalla Fondazione Fitzcarraldo ho avuto l’opportunità di impararne i rudimenti di crowdfunding, social e community. Già in quell’occasione il docente, Massimo Coen Cagli della Scuola di Roma Fund-Raising.it, aveva messo in guardia i partecipanti sul rischio concreto di associare la questua al concetto di cultura (si veda a questo proposito l’articolo di Emanuela Minucci su La Stampa “Tanto di cappello per aiutare la cultura. L’ironica sfida anticrisi: monetine come alla fontana di Trevi” del gennaio 2012).

I due principi fondamentali per la buona riuscita di una campagna di raccolta fondi sono credere nella causa e accendere nel potenziale sostenitore il bisogno di partecipare.

Giada Pucci e Federica Barletta si sono spese molto per promuovere l’iniziativa, ma ad oggi, ultimo giorno per sostenerla, la piattaforma di crowdfunding conta un’unica donazione. Credere nella causa significa anche sostenerla in prima persona, coinvolgendo subito i contatti prossimi e gli amici stretti, allargando il cerchio un po’ alla volta fino ad arrivare agli sconosciuti. In questo modo si crea una community principale in grado di promuovere il progetto, costituita da parenti, amici, colleghi e da tutte le istituzioni che hanno accettato di patrocinarla e di parlarne sui propri network.

L’idea di creare un fondo a sostegno delle arti visive italiane è decisamente nobile, ma non cambia di una virgola la giornata di chi non comprende davvero “la funzione trasformativa che ha la cultura. Le attività culturali e creative, sia tradizionali che nuove, generano valore in termini economici, assumono valore per l’identità locale vista come fonte di ispirazione creativa per residenti ed ospiti (Bianchini, Parkinson, 1993)”. Credo che in questo caso il costo di attivazione dei pubblici occasionali, potenziali e del non pubblico siano davvero troppo alti.

Ho lasciato per ultime le considerazioni sulla scelta di premiare i candidati con buoni pasto gratuiti, sull’artista come immagine della periferia e sul terriotrio extraurbano come nuova destinazione geografica per il turismo culturale: tutto questo sembra solo consolidare l’immagina romantica e bohemienne dei creativi contemporanei.

La carriera dell’artista è molto complicata

dichiarano le promotrici del progetto. Pertanto è importante tutelare gli artisti in tutto il loro percorso artistico. Ma gli utenti lo pensano davvero? Come? E da chi? Qui sotto riporto le percentuali disponibili sul portale dell’iniziativa:

1. Credi che l’artista visivo debba essere supportato?

2. Come?

3. Da chi?

Per farla breve sì, gli artisti visivi contemporanei dovrebbero essere sostenuti economicamente, ma dagli enti pubblici. Il che dimostra contro ogni previsione che una campagna di crowdfunding come questa è destinata a naufragare, a meno di modificare radicalmente la percezione del pubblico rispetto all’utilità dell’arte. Questo potrebbe essere l’obiettivo concreto per il prossimo progetto del colletivo societaxazioni.

Il crowdfunding è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di micro-finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse (…) Il crowdfunding è spesso utilizzato per promuovere l’innovazione e il cambiamento sociale, abbattendo le barriere tradizionali dell’investimento finanziario.
it.wikipedia.org

Parlando inoltre in veste di artista visiva trentacinquenne, non sento il bisogno di essere supportata economicamente, ma attraverso maggiori opportunità espositive, e comunque no, non dagli enti pubblici, ma direttamente da soggetti privati.

Tu cosa ne pensi?

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11 Replies to Gli artisti dovrebbero essere sostenuti economicamente dagli enti pubblici?

  1. Massimo Coen Cagli ha detto:

    Storia e fotografia di un fallimento annunciato. Non solo di un progetto. Ci vuole più strategia per far diventare le idee (non sempre buone) progetti. Internet di per sè non fa nulla. Anzi può far male, perchè di fronte ad un panorama così desolante dei progetti promossi ti sbatte in faccia il fallimento con poche possibilità di recupero. Quello che mi colpisce che questa è una start up incubata dal politecnico di Torino. adiamo bene… Non è che negli investimenti sulle start up si segue la moda più che la forza del progetto? Visto il proliferare di piattaforme fallimentari di CF incubate, startuppate, sostenute da autorevoli istituti, mi viene voglia di pensare che sia così. Peccato. Altri treni persi.

    • Enrica Ferrero ha detto:

      Grazie per il tuo contributo Massimo. Hai sintetizzato in poche righe il senso del post, arricchendolo. Non mi dispiacerebbe a questo punto un confronto diretto con le ragazze della start up.

  2. Massimo Coen Cagli ha detto:

    Aggiungo. Il problema non è la percezione del pubblico circa la necessità di sostenere i giovani artisti. Il pubblico (giustamente) vorrà capire il valore aggiunto della produzione artistica. Se capisce e condivide questa allora sosterrà (e il fatto che vada a mangiare alla mensa o meno con i suoi soldi non gliene importa nulla). Ma dal progetto non si comunica proprio il valore aggiunto se non in modo astratto retorico e autoreferenziale per gli artisti. Ma perchè dovrei aderire a questo progetto? Conosco milioni di persone che hanno bisogno di mangiare…

    Se poi leggo la spiegazione del claim che viene fornita mi schianto sul tavolo tramortito:

    “Il claim Torino = Cultura é richiesta e promessa futuribile affidata all’Arte come processo di sedimentazione dell’insieme patrimoniale delle esperienze condivise, Arte che, nella sua accezione, stimola la crescita intellettuale del singolo e della collettività dando ulteriori prospettive ai giovani sottolineando quanto l’elemento creatività possa fungere da volano e quindi ampliando le opportunità per la trasformazione dei quartieri periferici . Portare all’attenzione delle Istituzioni (sia pubbliche che private) il concetto in base al quale la moderna economia della conoscenza applicata allo sviluppo urbano ha definitivamente incluso i prodotti culturali come assets urbani . Auspichiamo infine l’apertura di un contatto diretto tra istituzioni pubbliche e private per un fattivo dialogo sulla creazione di un Fondo per l’Arte Visiva Italiana . ”

    e ribadisco la domanda: ma perchè dovrei donare per questo progetto?

    Non vorrei sembrare offensivo. Ma preferisco la franchezza. Comunque è lecito sbagliare, ma non in eterno…

    • Enrica Ferrero ha detto:

      “Perchè dovrei donare per questo progetto?” è un concetto che mi si è impresso chiaramente in testa durante il tuo laboratorio. Condivido le considerazioni sul valore aggiunto di un progetto e sul fatto che in tanti abbiano bisogno di mangiare (!) Ad essere onesta, come artista mi sono sentita un po’ umiliata dalla proposta del bando di concorso. Se non altro, sono contenta di averti coinvolto in questa discussione. Grazie!

  3. giada ha detto:

    Il progetto Pasti d’Artista è iniziato (da pochissimo!) con la conferenza stampa il 21 maggio, c’è un bando aperto fino alla fine di agosto. Fanno parte del progetto una serie di tavole rotonde aperte al pubblico (a breve sapremo quando sarà la prima) e di interviste agli attori del sistema artistico culturale e non per approfondire i temi quali: l’artista e le istituzioni, la cultura e i finanziamenti pubblici/privati (chi dovrebbe finanziare la cultura?), il supporto economico degli artisti (se e come/da chi dovrebbe essere fatto?), la definizione della figura dell’artista (culturale/professionale), la legislazione diritti/tutele degli artisti. E’ un’azione di sensibilizzazione per la creazione di un fondo, in parte simbolica per sottolineare l’importanza della figura dell’artista/autore. Qui uno studio che riflette sui diritti e tutele degli artisti, da questa relazione (scritta da una musicista) potete estrapolare più documenti (UNESCO e UE) esistenti interessanti. Per chi ha voglia di approfondire: http://www.lettere.unipd.it/static/docenti/735/Relazione_welfare_Italia-Europa.pdf
    “modificare radicalmente la percezione del pubblico rispetto all’utilità dell’arte” giustissimo, non semplice, una problematica sempre più analizzata e condivisa dalla ricerca artistica degli ultimi decenni…

    • Enrica Ferrero ha detto:

      Giada, è un vero piacere leggere il tuo commento al post. Non ho dubbi rispetto alla dedizione che tu e Federica avete messo in questo progetto e alla ricchezza dei contenuti che verranno prodotti. Ma sembra davvero uno sforzo enorme da sostenere per due sole persone. Ti chiedo: non avendo raggiunto il budget necessario per sostenere i “pasti d’artista” annullerete il concorso? Non credi sarebbe stato sufficiente dedicarvi all’azione di sensibilizzazione per la creazione del fondo, diluendo maggiormente le tappe del progetto?

  4. giada ha detto:

    🙂 Lo so quello che nei tempi odierni viene maggiormente da fare è guardare tenendosi distanti nella “giusta misura”.
    Il progetto partecipa a tutti i bandi di richiesta di contributi (Regione, Camera di Commercio, Fondazione CRT, Compagnia San Paolo…), poi c’è la formula Adotta un Artista per il privato e il crowdfunding per la cittadinanza; è un modo anche per registrare chi oggi è interessato ad investire nella cultura. Il crowdfunding proseguirà anche nei prossimi mesi. Il concorso non si annulla, quello che ho detto anche in conferenza stampa è che si realizzerà anche solo per un singolo artista.
    Cosa hai in mente con “diluendo maggiormente le tappe”? Il progetto finisce a fine 2014 ma in realtà consideriamo la possibilità di altri incontri di discussione per il prossimo anno… Quando inizieranno le tavole rotonde potremo capire come e se ci sarà bisogno di trasformare il progetto, questo lo discuteremo più avanti…

    • Enrica Ferrero ha detto:

      Con “diluendo maggiormente le tappe” mi riferisco ai tempi operativi per sostenere il progetto. Mi ha colpita il fatto che portiate avanti tutte le fasi contemporaneamente: tre diverse strategie per raccogliere fondi (come dici tu “per registrare chi oggi è interessato ad investire nella cultura”), incontri di discussione e un concorso. Ammettendo di non conoscere i retroscena, semplicemente avrei scelto un cronoprogramma diverso e tempi più lunghi per raggiungere obiettivi concreti. Seguirò con interesse i prossimi sviluppi, in bocca al lupo! 🙂

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