Cinque Spunti di Personal Branding dalla Guida Intergalattica per Giovani Illustratori

Alessandro Gottardo, aka Shout, è uno degli illustratori italiani più conosciuti all’estero. Intervistato nel 2011 da Ethel Margutti, co-fondatrice e caporedattrice del magazine online FrizziFrizzi, ha realizzato un manuale di spunti utili per tutti gli illustratori che vogliono vivere facendo questo mestiere.

In questo post ho selezionato 5 consigli di personal branding per promuoversi efficacemente in rete. Le mie considerazioni sono più in basso.

1. Gli art directors americani sono molto aperti, li potete contattare direttamente via email.

Mandate loro 2 o 3 immagini a 72 dpi che siano attinenti ai contenuti del magazine o mercato per cui lavorano.
L’email dovrà essere brevissima, mi chiamo così, vivo qui, questo è quello che faccio poi un link a un sito dove potrà vedere un più ampio numero di vostre immagini.
Chiuso.
Spesso non hanno tempo di leggere ciò che gli scriverete, si limiteranno a guardare le immagini.
Se quello che fate piacerà loro vi ricontatteranno.
Se non vi rispondono fate passare un paio di mesi e riprovate mettendo nell’oggetto dell’email “update”. Mandate immagini nuove, sempre poche, sempre a bassa risoluzione e fate capire che li state solo aggiornando.
Non siate insistenti ed evitate i curriculum: a loro non interessa e fa molto studente appena uscito da scuola.
Le vostre immagini parleranno per voi.
Gli americani non hanno alcun pregiudizio, potreste aver vinto 5 gold medals ma non essere comunque l’illustratore che fa per loro; potreste non aver alcun cliente nella vostra bio ma essere l’illustratore che fa al caso loro. Così è.

Email, questa sconosciuta. Leggo ancora di giovani disegnatori che solcano le fiere con il solo portfolio, senza nemmeno un biglietto da visita, o inviano mezzo posta i propri lavori su supporti tradizionali. Ora non dico che sia sbagliato in senso assoluto, ma credo esista un modo più proficuo per raggiungere il vasto pubblico. E infatti esiste: si chiama internet.

2. Il 50% di questo mestiere è essere imprenditori di se stessi.

Aiuta pensare al proprio portfolio come a un campionario di oggetti che dovete vendere. Per cui rispondetevi sempre alle seguenti domande:
A chi posso vendere questa immagine? Chi potrebbe essere interessato a usarla? Come faccio a raggiungere il cliente?

Credo che negli ultimi 5 anni questa percentuale abbia superato il 50%. Parecchi disegnatori compensano con le idee quello che manca loro in termini di tecnica. I creativi sono molto spesso free-lance e imprenditori di sé stessi: qualsiasi parola pronunciata o scritta, qualsiasi azione reale o virtuale, diventa parte del proprio personal branding.

3. Pensare a se stessi come artisti potrebbe essere un grosso ostacolo.

Se l’art director mette bocca sull’immagine che avete realizzato vi sentirete mortificati, se l’immagine che avete realizzato verrà rifiutata vi sentirete frustrati, ma la verità è solo una, l’art director è un professionista che ha una grana e gli serve qualcuno che gliela possa risolvere, potreste essere voi, cercate di capire come.
Non pensate a esprimere voi stessi attraverso quell’immagine, siate pratici.
Siete pagati per quello che fate, offrite un servizio, la concorrenza è alta, se deluderete il vostro committente non vi richiamerà più, per cui abbiate pazienza, allenatevi in Italia prima che all’estero.
Da noi non distinguono un’immagine buona da una cattiva, fallire non vi recherà alcun danno, all’estero sì.
Gli art directors americani sono una comunità a stretto contatto con il mondo dell’illustrazione e della fotografia, sanno tutto di tutti e parlano tra loro.

Sposo completamente questa conclusione. Mi considero un’artista e soffro terribilmente nel separarmi dai lavori che faccio. Con il tempo quindi, ho preferito lavorare in ambito culturale dedicandomi a valorizzare i progetti di altri. Per quanto riguarda la creatività invece, ho selezionato pochi clienti e la tipologia degli incarichi, focalizzandomi poi sulla creazione di vettori. Per me ha funzionato.

4. Trovare un’agenzia che vi rappresenti potrebbe essere una soluzione, soprattutto all’inizio.

Negli USA ce ne sono un centinaio. Vi faranno fare le ossa, vi tuteleranno da ogni incidente.
Ricordate però che:
un agente prende dal 25% al 30% del budget sulla commessa
Ricordate inoltre che un agente rappresenta voi e altri 30 illustratori (di media), non è affatto detto che vi procuri il lavoro di cui avete bisogno, non hanno alcun obbligo in questo senso ma voi avete l’obbligo di lasciare loro l’esclusiva sul vostro lavoro. Vale a dire che non potrete accettare né cercare commissioni al di fuori dell’agenzia.
Ecco una buona lista di agenzie, per cominciare la ricerca.

D’accordo anche su questo punto. Io ho iniziato con il Canada, su iStock. Le percentuali sono irrisorie, ma la visibilità è stellare.

5. Se ce la fate da soli è meglio.

L’art director vi ricorderà più facilmente in quanto vi presenterete direttamente e non tramite interposta persona. Inoltre non dovrete sgomitare con altri 29 illustratori rappresentati dal medesimo agente. Se riuscite ad ottenere di essere rappresentati da un agente senza l’obbligo di esclusiva sarebbe l’ideale (molto difficile comunque che l’agente accetti).

Siti web di riferimento

Per capire il mercato basta andare su alcuni siti web di riferimento che possano darvi un idea di cosa si fa, per chi, come.

Clienti, come trovarli

Questa è una cosa che dovrete scoprire da soli, usare google, sapere come si chiamano i direttori creativi, gli art directors è un inizio per crearsi una potenziale lista clienti.
Molte delle loro email non sono criptate e si trovano facilmente spulciando nel web.
In Europa è più difficile.
Sapersi gestire, procacciarsi il cliente è indispensabile per avere continuità,capire come fare è un passo fondamentale che fa parte di questo mestiere e di ogni libera professione.
Poi un giorno se tutto andrà bene e troverete il vostro posto al sole saranno loro a cercare voi.

Verissimo. Imparare a gestire il proprio brand è fondamentale. Personalmente, ho scelto di aiutare gli altri a promuoversi in rete perché mi è più congeniale che fare (solo) l’illustratrice. Sfruttare correttamente una presenza social, essere proprietari di un blog o di un sito web possono fare la differenza.

Guida intergalattica per giovani illustratori
L’articolo completo è disponibile sul sito web di Frizzi Frizzi

Immagine: FrizziFrizzi e Photo and Vector via Shutterstock

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