In Memoria di Tutte le Opere d’Arte (distrutte)

Perché la storia dell’arte è anche la storia dell’umanità

Colonnello, la mia missione è proteggere l’arte, in modo che alla fine di questa guerra ci siano ancora opere esistenti.

Questa e quella in fondo alla pagina sono citazioni da un film scritto, diretto, prodotto e interpretato da George Clooney nel 2014. La pellicola è una libera trasposizione cinematografica del libro “Monuments Men” scritto da Robert Edsel nel 2009.

Il post di oggi è dedicato alla memoria delle opere d’arte distrutte a martellate dell’Isis nella città di Mosul. Alle statue cannoneggiate dai talebani in Afghanistan. E al tempio di Bel, uno dei più importanti del sito di Palmira in Siria, abbattuto dai jihadisti nel 2015.

Il 26 febbraio 2015 Lucio Di Marzo firmava l’articolo de il Giornale intitolato “A Mosul lo scempio dell’Isis. Distrutte a martellate le opere d’arte. I miliziani si accaniscono contro reperti dell’antica Ninive. Gli archeologi: Un danno incalcolabile”.

L’immagine qui sopra è tratta dal Quotidiano.net che lo stesso giorno titolava “Scempio a Mosul: l’Isis distrugge reperti archeologici. Un video diffuso in rete mostra i terroristi nell’atto di distruggere statue antiche di divinità assire. Danno incalcolabile”.

Quattro mesi dopo, Rai News dedicava una photogallery ai “Buddha “illuminati”. Le statue distrutte dai talebani in Afghanistan rivivono tra laser e luci 3D”. Erano le statue di Buddha più alte del mondo, 55 metri una, 37 metri l’altra, patrimonio dell’Unesco. I guardiani silenziosi della valle di Bamiyan, in Afghanistan, da più di 1500 anni. Caddero sotto i colpi di cannone dei Talebani che non risparmiarono mezzi per distruggerle completamente nel marzo del 2001, ignorando l’appello del Metropolitan Museum di New York che aveva chiesto il permesso di portarle negli Stati Uniti.

Alla fine di agosto La Stampa pubblicava la photogallery “Ecco com’era il tempio di Bel, distrutto dall’Isis” commentando: L’Isis ha distrutto parti del tempio di Bel, uno dei più importanti del sito di Palmira in Siria. Lo annunciano gli attivisti di Raqqa e lo conferma l’Osservatorio per i diritti umani.

Il 15 settembre 2016 iniziano a circolare anche le buone notizie: Paolo Conti scriveva per il Corriere della Sera “I templi di Palmira distrutti dall’Isis rinascono a Roma (con stampanti 3D). La mostra al Colosseo. Tra i tesori archeologici ricostruiti anche l’archivio di Ebla”.

All’inizio sostenevo che nessuna opera d’arte che vale la vita di un uomo, gli ultimi mesi mi hanno dato torto. Questa è la nostra storia e non dev’essere nè rubata nè distrutta. Dev’essere innalzata e ammirata, come questi uomini coraggiosi. E adesso per loro, dobbiamo portare a termine la missione.

Immagine: Noppadon Seesuwan via Shutterstock

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