Social Art, John Zoller

Un post su Exibart.com

Exibart è il marchio storico dell’arte contemporanea. Indispensabile per essere sempre informati.

Exibart.onpaper, nato nel 2002, è l’unica rivista d’arte che riesce a farsi leggere da un pubblico che non comprenda solo la strettissima cerchia di addetti ai lavori. Un freepress che influenza, sposta opinioni, stimola la partecipazione culturale. L’unica rivista d’arte concepita come un prodotto fresco, vivace, leggibile, autorevole ma non paludato e noioso. Un prodotto autenticamente giornalistico.

Quello che pubblico di seguito è un estratto dal post originale di Chiara Gallo apparso su Exibart nell’ottobre 2016. Nell’articolo si parla dell’artista poliedrico John Zoller, all’interno di una rubrica dedicata a quegli artisti che si affermano grazie alla rete e ai social media.

Buona lettura 🙂

Questo è un periodo bellissimo! Parola di John Zoller che si racconta a Exibart, tra l’energia dell’opera e i social media

(…) dopo aver visto in televisione il lavoro di Roy Lichtentstein, John non ha perso tempo, ha iniziato a studiare arte, prima in New Jersey e poi a New York, dove ha frequentato la Scuola di Arti Visive. Ma è l’esperienza a definire il suo stile.

In quegli anni infatti fa la conoscenza di artisti importanti che diventano dei mentori per lui, lavora nelle gallerie, si reca nei musei, per osservare e assorbire l’arte di tutti i generi.

E così costruisce il suo percorso.

Oggi John Zoller è un artista riconosciuto in tutto il mondo, che ha sperimentato le tecniche più diverse e che sui social ha un seguito numeroso, specie su Instagram dove ha superato gli 8.000 followers (…)

Come ogni artista contemporaneo ha compreso bene l’utilità dei social media per la diffusione della sua arte, tuttavia non ne è rimasto mai influenzato né a livello di contenuti né a livello di stile: “Se l’ispirazione arrivasse dai social avrei dovuto cominciare a dipingere persone che si fanno selfie o la mia cena. Certo, apprezzo i social come mezzo per condividere e diffondere il mio lavoro. Ricordo quando (…) per vedere le opere di un artista la gente doveva spostarsi in una città dove erano presenti gallerie oppure doveva recarsi alle fiere d’arte o comprare riviste specializzate. Se all’opening di una tua mostra venivano 200 o 500 persone lo consideravi già un successo, ora invece come artista puoi vivere ovunque e avere un pubblico giornaliero da tutto il mondo”.

Una piccola rivoluzione per gli artisti che grazie a questa vetrina virtuale possono essere un po’ meno dipendenti dalle gallerie per la mostra e per la vendita delle proprie opere (…)

John Zoller
Il post completo è disponibile online su Exibart.com

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