Analfabetismo visivo: perché un Brand incoerente diventa invisibile

Tutti in questa sala siete analfabeti visuali. Non è colpa vostra, ma dell’educazione che vi hanno impartito. Nel periodo più fertile dell’apprendimento vi hanno dato in mano solo testi, testi e ancora testi.

Con questa provocazione, lanciata dal regista Peter Greenaway nel 2015 a Palazzo Barberini (e ricordata da Emanuela Pulvirenti su Didatticarte), emerge un grande paradosso della nostra epoca: forse non c’è mai stata nella storia una civiltà, come la nostra, immersa in così tante immagini, ma spesso del tutto incapace di leggerle o produrne di significative.

Eppure comunicare per immagini è nel nostro DNA. La prima cosa che ha fatto l’uomo primitivo è stata illustrare, raccontare per immagini eventi accaduti o auspicati, ancor prima di elaborare il linguaggio orale o la scrittura. Decodificare e creare narrazioni visive resta però un’abilità che va affinata e coltivata, proprio come la scrittura.

Dal paradosso visivo al problema di business

Nella sua definizione più semplice, il marketing serve a creare consenso intorno a un’immagine per raggiungere obiettivi di business. Ma se il tuo pubblico è bombardato di messaggi, distratto e sempre più analfabeta visivo, a cosa serve comunicare ancora con le immagini?

Serve esattamente a semplificare la complessità, a patto che quelle immagini siano coerenti tra loro.

Il nostro cervello elabora le informazioni visive molto più rapidamente del testo. Una Brand Identity forte, quindi, non passa solo per un logo ben fatto: passa per una Visual Identity progettata in modo strategico, in cui palette cromatica, font, layout e stile fotografico raccontano sempre la stessa storia.

Segnali di un Brand in-coerente

Riconosci qualcuno di questi casi nella tua comunicazione?

  • I tuoi canali social usano uno stile visivo, il sito un altro, i preventivi un altro ancora
  • Il logo cambia leggermente formato o colore a seconda di dove viene applicato
  • Non esiste un criterio dichiarato per scegliere immagini, font o colori: ogni contenuto nasce al bisogno

Ogni volta che questo accade, stai chiedendo al tuo potenziale cliente di fare uno sforzo enorme per decodificare chi sei davvero. L’incoerenza genera attrito, e l’attrito genera diffidenza.

Perché la coerenza visiva è un vantaggio competitivo, non un vezzo estetico

Pensiamo ai capolavori di comunicazione visiva citati da Pulvirenti, come i Prelibri di Bruno Munari o le istruzioni di montaggio Ikea. Funzionano perché non lasciano spazio a fraintendimenti: ogni elemento visivo è al servizio di un unico messaggio, ripetuto in modo coerente.

Greenaway aveva già visto oltre: A Time Square a New York ci sono oltre 1700 schermi, quello è il teatro del futuro, multisensoriale. Oggi quel teatro è il palcoscenico digitale su cui ogni Brand (dalla grande azienda al libero professionista) si esibisce quotidianamente, spesso senza una regia.

Proprio per questo la costruzione di un’identità visiva non ammette improvvisazione: è la traduzione visiva della tua strategia e del tuo posizionamento, non un esercizio grafico a sé stante.

Da dove iniziare

Se vuoi approfondire il tema, ho dedicato due articoli agli aspetti più operativi:

Il tuo Brand comunica in modo chiaro, o crea confusione?

Se senti che la tua comunicazione visiva non è allineata al valore reale del tuo lavoro, o vuoi costruire una Brand Identity forte e coerente fin dall’inizio, posso aiutarti.

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